Visualizzazione post con etichetta terremoto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta terremoto. Mostra tutti i post

domenica 5 novembre 2017

Wishlist #26

Salve a tutti, lettori!
Buona domenica!

Bentornati con la rubrica settimanale Wishlist!
Come al solito, vi propongo tre titoli che vorrei acquistare e leggere al più presto.



Titolo: Com'è giusto che sia
Autore: Marina Di Guardo 
Casa editrice: Mondadori
Prezzo di copertina: 18,00  €
Trama: Bellissima e sensibile nel fulgore dei suoi vent'anni, Dalia potrebbe possedere il mondo. Invece, la sua fiducia nell'umanità è già gravemente compromessa: abbandonata dal padre prima ancora di nascere, è stata cresciuta dalla madre in completa solitudine, rotta soltanto dalla relazione con un uomo violento, delle cui aggressioni Dalia è stata testimone fin da piccola. Tormentata da incubi ricorrenti e con l'anima annerita dai lividi, la ragazza cova un desiderio inesprimibile, una sete di riscatto e vendetta che la brillante carriera di studentessa in medicina non basta a placare. Il volontariato in un centro per donne vittime di violenza le conferma ogni giorno quanto gli uomini possano macchiarsi di atrocità rimanendo impuniti. Finché il gelo che ha dentro finalmente deflagra, e decide di vendicare, una per una, tutte le donne abusate che ha incontrato sulla propria strada, a cominciare dalla madre. Si trasforma così in un angelo sterminatore che sceglie le sue prede con metodo e somministra loro l'estremo castigo con un calcolo e una freddezza che sfidano l'ingegno dei poliziotti incaricati di indagare sugli omicidi. E mentre la Dalia serial killer agisce indisturbata, la Dalia timida studentessa si imbatte in Alessandro, laureando in filosofia e barman introverso, che la corteggia con gesti premurosi e pensieri gentili. Tra i due si instaura una connessione profonda fatta di silenzi, slanci trattenuti, ferite condivise, che schiude una crepa nella corazza che Dalia si è cucita addosso per mettersi al riparo dall'amore. Ma ciò che non immaginerebbe mai è che, proprio adesso, dal suo passato possa tornare a braccarla il più spaventoso degli incubi. Marina Di Guardo esplora il lato oscuro di un'anima corrotta, costruendo un thriller travolgente che è pura tragedia greca sull'ineluttabilità del male. E, con la sua scrittura temeraria e spiazzante, riesce a farci sospendere il giudizio fino all’ultima pagina e oltre.






Titolo: Il mistero Henri Pick
Autore: David Foenkinos 
Casa editrice: Mondadori
Prezzo di copertina: 19,00  €
Trama: In Bretagna, in un piccolo paese sulla costa ventosa, c'è una strana biblioteca dedicata ai manoscritti rifiutati dagli editori. Delphine Despero ci andava quando era bambina e sognava di riuscire un giorno a lavorare in mezzo ai libri e alle storie. E così è stato perché, nemmeno trentenne, Delphine si è già fatta un nome nell'esclusivo mondo dell'editoria parigina. Così quando un'estate torna a trovare i genitori con il fidanzato scrittore, una visita alla biblioteca appare il modo migliore per sottrarsi alle invadenti attenzioni familiari. Tra gli scaffali di quella biblioteca dei sogni infranti e le illusioni perdute, i due si imbattono in un manoscritto dal titolo intrigante: "Le ultime ore di una storia d'amore". Delphine decide di seguire il suo fiuto e pubblicarlo. Il manoscritto diventa presto un enorme successo. L'autore si chiama Henri Pick e l'anagrafe dice che è morto qualche anno prima. La vedova giura che il marito non ha mai letto, e tanto meno scritto, una riga in vita sua. Eppure... L'aura di mistero accresce il successo del libro, e il mondo dei lettori non sembra parlare d'altro. Due persone però non si accodano al coro degli entusiasti: Frédéric, il fidanzato di Delphine, che si sente assediato da quel successo che non lo riguarda, e Jean-Michel Rouche, un giornalista che si ostina a non credere alla versione ufficiale. Mentre la trama avanza e gli indizi, ma anche i depistaggi, si moltiplicano, un'unica domanda è sul punto di condizionare per sempre le vite dei protagonisti: chi è davvero Henri Pick?





Titolo: Terremoto 
Autore: Chiara Barzini
Casa editrice: Mondadori
Prezzo di copertina: 19,00  €
Trama: "Ci fu un silenzio e poi un alito caldo e costante contro la schiena, un vento forte e secco che soffiava dal deserto spingendomi verso la città e il suo oceano. Mi toccava, muovendosi in tante direzioni contemporaneamente, sfiorandomi le tempie. Avevo già sentito quella brezza, avevo visto quella luce e sapevo cos'era: il luminoso invisibile. Questa volta feci come aveva detto Max. Non cercai di afferrarlo, non mi concentrai né provai a capirlo. Lo lasciai splendere." Ecco poche righe che contengono tutte le parole del romanzo di Eugenia: cielo, luce, vento, città, oceano, splendore. Mancano però le parole amore, rabbia, terremoto che costelleranno le avventure della nostra imprevedibile protagonista. Eugenia si catapulta, adolescente romana con la sua famiglia "che non fa mai le cose come si deve", in una zona decisamente ruvida di Los Angeles, agli inizi degli anni '90. Attraverso i suoi occhi stupefatti vediamo accumularsi l'amore, la droga e gli eccessi, le amicizie travolgenti e delicate, l'affiorare di una coscienza politica. E poi Los Angeles con una natura selvaggia che affiora dai marciapiedi, dalla terra che trema, dispersa e fluttuante in un disordine alieno di strade e persone. E come un rombo di un aereo intercontinentale lontano nel cielo, la coscienza di Eugenia, con il suo linguaggio emotivo e psichico unici, agisce e sgretola impietosamente il falso mito di un'America idealizzata, dove tutto è in vendita. Il primo ad accorgersi di questo libro è stato Gerry Howard, l'editore americano di David Forster Wallace: il primo a capirne la potenza innovativa definendolo "meravigliosamente vibrante", il primo che ha visto in questa storia il talento e l'accuratezza, la regola ferrea di un lavoro durato cinque anni. Un libro che l'autrice ha scritto prima in inglese e poi tradotto in italiano. Un'ispirazione severamente coltivata dunque, come un debutto deve essere.



Voi avete letto uno di questi romanzi?
Quale mi consigliate?
Fatemelo sapere qui giù nei commenti e... Buone letture! 

mercoledì 5 aprile 2017

Il 6 Aprile

Salve a tutti, lettori, e non.
Questo articolo è dedicato alla mia città, ad una città che non c'è più da otto lunghi anni.

Molti si chiederanno il perché di questo mucchietto di parole buttato a casaccio sul mio blog, in realtà c'è un perché. Innanzitutto, vorrei raccontarvi cosa si prova a vivere in una città che c'è e non c'è, secondo poi, il mio blog si chiama Hope and Paper. Di solito mi soffermo sempre sulla carta, che è quello che più mi sta a cuore, ma oggi voglio parlarvi della speranza, di chi, come me, è nato e cresciuto in questa terra, una terra che conoscevano davvero in pochi, di cui ci si ricorda esclusivamente un giorno all'anno.

Trovo ipocrita il fatto di parlare della propria città soltanto in quest'occasione, ma oggi voglio provarci.
E' sempre stato difficile per me farlo, forse proprio perché odio uniformarmi alla massa, e parlare sempre delle stesse cose potrebbe risultare noioso. Oggi, però, trovandomi un fiume di parole da dire, ho deciso di riportarle qui, nel mio piccolo angolino.

La mia città è L'Aquila. Abito qui da ventuno anni, ossia da quando sono nata.
Oggi è una giornata speciale, o meglio, questa notte.
Ma speciale nel senso peggiore del termine, perché proprio alle tre e trentadue di otto anni fa un evento ha cambiato la vita di moltissimi.
Forse molti di voi lo avranno rimosso, o altri ancora non avranno fatto particolarmente attenzione quando si parlava del terremoto del 2009 qui, a L'Aquila. Molti avranno cambiato canale ma, credetemi, vissuto da qui ha sempre fatto un certo effetto.
Ero piccola all'epoca, frequentavo la seconda media, e a quell'età mi sono resa conto appena di ciò che stavo perdendo: una città.
In molti hanno perso delle persone care, parenti o amici, altri ancora la propria casa.
Io ero una di quelle.

"Casa" è una parola che ha un significato molto particolare per chi, come me, se ne è trovato privato. La mia casa è sempre stato un rifugio, un luogo dove avevo ciò che più mi era caro, tutti i ricordi, gli oggetti che usavo quotidianamente e che avevo sempre dato per scontati.
Non fatelo mai.
Non date mai per scontato un oggetto, una persona, la vostra casa, o ancora la vostra città, perché un momento c'è, venti secondi dopo potrebbe essere spazzato via.

Avere una città che c'è, ma allo stesso tempo è fantasma fa paura. Dopo otto anni ci si fa l'abitudine, probabilmente, ma non è normale passeggiare per le vie principali del centro storico e sentire il freddo gelido di case abbandonate che ti entra nelle ossa.
Non è normale sentirsi un fantasma che girovaga per le viuzze costeggiate dai cantieri.

Sì, dopo otto anni qualcosa si sta muovendo. Ma non è abbastanza, non per me.

Avrei potuto abbandonare questa città, ma non l'ho fatto. Per paura, direte voi, o forse per un tremendo senso di appartenenza a questo luogo, che avremmo potuto plasmare a nostro piacimento.

Venite a visitare questa città che dicono "morta".
L'Aquila non è morta. E' viva soltanto per chi è capace di vederla

.